A volte incontriamo una persona capace di amarci e iniziamo a sperare che quell’amore possa finalmente mettere a tacere tutto ciò che ci ha fatto soffrire.

Vorremmo che la sua presenza cancellasse il senso di abbandono, che le sue rassicurazioni ci liberassero dalla paura di non essere abbastanza, che la sua scelta riuscisse a convincerci, una volta per tutte, del nostro valore.

Può accadere che, nonostante l’amore ricevuto, alcune ferite sanguinino ancora.

Un messaggio che tarda ad arrivare può farci sentire dimenticati. Il bisogno di più spazio può essere vissuto come un rifiuto. Un disaccordo può risvegliare la paura che il legame stia per finire.

Non sempre reagiamo soltanto a ciò che sta accadendo nel presente: spesso, insieme a noi, reagisce anche la parte più antica della nostra storia, una parte piccola. Una parte appartenente ad un tempo lontano.

Quando il passato entra nella relazione

Le esperienze vissute durante l’infanzia contribuiscono a costruire il modo in cui impariamo a stare nei legami.

Se siamo cresciuti sentendoci poco ascoltati, potremmo diventare particolarmente sensibili alla distanza dell’altro. Se abbiamo ricevuto amore soltanto quando eravamo obbedienti, bravi o poco esigenti, potremmo continuare a temere che mostrarci per ciò che siamo ci renda meno amabili.

Chi ha sperimentato instabilità può cercare continue conferme. Chi ha imparato che dipendere dagli altri è pericoloso può evitare di affidarsi, anche quando desidera profondamente farlo.

Sono strategie che, in origine, ci hanno aiutato a proteggerci. Il problema nasce quando continuiamo a utilizzarle automaticamente, leggendo il presente attraverso ciò che è accaduto allora.

La persona che abbiamo accanto non è quella che ci ha ferito, tuttavia le chiediamo inconsapevolmente di dimostrarcelo ogni giorno.

Il compito impossibile affidato all’altro

Quando una ferita antica è ancora molto viva, il partner può diventare la persona chiamata a compensare tutto ciò che è mancato.

Dovrebbe accorgersi dei nostri bisogni prima ancora che li esprimiamo. Non dovrebbe deluderci, allontanarsi o avere momenti nei quali non riesce a esserci come vorremmo. Dovrebbe rassicurarci abbastanza da impedire alle nostre paure di tornare.

È un compito impossibile.

Nessuna persona può garantirci che non proveremo mai più solitudine, paura o rifiuto. Nessuna relazione può proteggerci da ogni frustrazione. E nessuna quantità di rassicurazioni può colmare stabilmente una mancanza che continuiamo a sentire dentro di noi.

Quando affidiamo all’altro la responsabilità di guarirci, l’amore rischia di trasformarsi in una prova continua.

Ogni distrazione può sembrare la conferma che non siamo importanti. Ogni limite può farci sentire di troppo. Ogni differenza può essere vissuta come l’anticipo di un abbandono.

Non perché l’altro non ci ami, ma perché gli stiamo chiedendo di rispondere anche a un dolore che non è nato nella relazione attuale.

Una relazione può essere riparativa

Dire che una relazione non può guarire le ferite della nostra infanzia non significa affermare che l’amore non abbia alcun potere trasformativo.

Una relazione emotivamente sicura può offrirci esperienze molto diverse da quelle conosciute in passato. Possiamo scoprire che un conflitto non conduce necessariamente all’abbandono, che un limite non equivale a un rifiuto e che esprimere un bisogno non ci rende eccessivi.

Possiamo imparare che qualcuno può restare anche quando siamo fragili, che possiamo essere ascoltati senza dover prima meritare attenzione e che la vicinanza non richiede la rinuncia a noi stessi.

Tutto questo può partecipare alla riparazione.

Ma una relazione può accompagnare il nostro processo, non sostituirlo. Può offrirci un luogo sicuro nel presente, ma non può cambiare ciò che è accaduto né occuparsi, al posto nostro, delle emozioni che quel passato continua a risvegliare.

Un partner può tenerci la mano mentre attraversiamo una ferita, questo di certo. Ma non può attraversarla al posto nostro.

Assumersi la responsabilità non significa colpevolizzarsi

Le ferite che portiamo con noi non sono una nostra colpa.

Non abbiamo scelto ciò che ci è mancato, il modo in cui siamo stati trattati o le strategie che abbiamo dovuto sviluppare per proteggerci. Diventare adulti, tuttavia, significa riconoscere che oggi la responsabilità di prenderci cura di quelle parti appartiene anche a noi.

Responsabilità non vuol dire giudizio.

Significa iniziare a osservare ciò che accade dentro di noi prima di trasformarlo automaticamente in una colpa dell’altro. Significa imparare a distinguere un pericolo reale da una paura antica, esprimere i bisogni senza pretendere che vengano sempre soddisfatti e tollerare che chi ci ama possa avere limiti, desideri e tempi differenti dai nostri.

Può essere utile fermarsi e domandarsi:

«Sto reagendo a ciò che sta accadendo adesso o a qualcosa che questa situazione mi ricorda?».

E ancora:

«Sto chiedendo all’altro di rispondere a un bisogno presente oppure di riparare ciò che è accaduto allora?».

Queste domande non servono a sminuire ciò che proviamo, ma a restituirci chiarezza interiore.

Guarire non significa fare tutto da soli

Prendersi cura delle proprie ferite non significa chiudersi nell’autosufficienza o convincersi di non avere bisogno di nessuno.

Guariamo anche attraverso le relazioni: quando veniamo ascoltati, quando sperimentiamo fiducia, quando possiamo chiedere aiuto e quando incontriamo qualcuno che non utilizza contro di noi le nostre fragilità.

Ma il sostegno è diverso dalla salvezza.

Possiamo permettere all’altro di starci accanto senza consegnargli la responsabilità del nostro equilibrio emotivo. Possiamo accogliere il suo amore senza pretendere che cancelli ogni insicurezza. Possiamo riconoscere una ferita senza lasciare che sia sempre lei a decidere come leggere ciò che accade.

A volte questo percorso richiede un lavoro personale più profondo, anche all’interno di una psicoterapia, per incontrare quelle parti di noi che continuano ad aspettare ciò che non hanno ricevuto.

Non per dimenticare il passato, ma per impedire che continui a scegliere al posto nostro.

Nessuna relazione potrà restituirci l’infanzia che avremmo avuto bisogno di vivere.

Una relazione sana, però, può offrirci qualcosa di altrettanto prezioso: la possibilità di non essere soli mentre impariamo a prenderci cura di ciò che, dentro di noi, chiede ancora di essere ascoltato, visto, riconosciuto.

L’amore non guarisce al posto nostro.

Può, tuttavia, restare accanto a noi mentre impariamo a farlo.


Dott.ssa Lisa Colasuonno
Psicoterapeuta · EMDR Practitioner